Il rilancio del Castello di Padernello

Un castello quattrocentesco in rovina avvolto dal fascino della campagna bresciana, un gruppo di amici che condividono l’amore per il proprio territorio e che decidono di attivarsi concretamente per il recupero del bene, un ente locale disponibile a scommettere su una gestione condivisa, una robusta idea progettuale: questi sono i principali ingredienti del “caso Padernello”, un’esperienza di successo di riqualificazione di un bene storico in grave stato di abbandono – il castello di Padernello già Martinengo-Salvadego – attraverso un’efficace formula di acquisto e di governance pubblico-privato (l’immobile viene acquistato come bene indiviso per il 51% dal Comune di Borgo San Giacomo e per il 49% da privati) e di un’intelligente progettualità che ne garantisce la sostenibilità economica e sociale.

Ciò che si vuole evitare è la musealizzazione del castello, per avviare, invece, una nuova economia sociale attorno ad un ritrovato “bene comune”.
Le nove linee di sviluppo comprendono il teatro e il cinema, mostre ed esposizioni, una biblioteca/libreria specialistica, la valorizzazione dell’ambiente castellano e di quello rurale. Padernello diventa sede del secondo presidio Slow Food in Lombardia, dopo Milano. Ogni anno il castello conta oltre 60.000 visitatori. Le attività generano un reddito che riesce a coprire la rata annuale del mutuo e prende avvio un’operazione di riacquisto delle quote proprietarie da parte della Fondazione. Numerosissimi i progetti in cantiere.

L’esperienza di Padernello appare davvero esemplare rispetto alla possibilità di valorizzazione dei beni comuni culturali minori di cui l’Italia è ricchissima. Spesso abbandonati dalle istituzioni, o viceversa, fagocitati da logiche consumistiche che non raramente li trasformano in fast food culturali, questi beni possano diventare il cuore pulsante di nuove mappe sociali e economiche, simboliche ed identitarie.

Patrizia Cappelletti

About Patrizia Cappelletti

Dottore di Ricerca in Scienze sociali presso l’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano e membro dell’ARC – Centre for the Anthropology of Religion and Cultural Change. Si occupa di generatività e di innovazione sociale e coordina l’Archivio della generatività sociale dalla cui esperienza è nato il libro “L’Italia generativa. Logiche e pratiche del Paese che genera valore”.  Svolge attività di formazione e consulenza in ambito organizzativo.