Turismo e cultura: un passo dopo l’altro

Milano, 2 febbraio. Nella sede della Regione si dialoga delle possibili sinergie tra turismo e industrie creative durante il convegno “Sinergie tra Industrie Culturali e Creative e Turismo come volano per crescita e occupazione in Europa”. Qualche dato scoraggiante ma anche un panorama di passi in avanti importanti. I dati, oramai noti, sono l’estrema frammentazione delle imprese del turismo nel nostro paese (il 94% sono sotto i dieci addetti), un sistema di tecnologie assai arretrato e una formazione degli operatori di settore debole e incerta.

Insomma, fatichiamo nell’attrarre i nuovi turisti globali. Nonostante il numero di visitatori del Bel Paese sia aumentato, l’Italia è scesa al quinto posto tra le destinazioni del turismo internazionale perché il turismo globale è cresciuto molto e noi non siamo stati in grado di intercettare i grandi numeri di questa crescita. Questo accade anche per una mancanza di visione della nostra offerta. I turisti cinesi non sanno che l’Italia ha una vasta corona di montagne con buona pace dell’urgenza dei sindaci o dei presidenti delle Regioni di comunicare la necessità di visitare Frosinone o la Calabria.

Allora sono tante le necessità. La prima, è presentarci come una parte dell’offerta Europea, così che chi visita l’Europa in sette giorni non possa non dedicarne due all’Italia. In secondo luogo, sviluppare un turismo colto ed esperienziale: creare (o espandere perché già esiste) una generazione di turisti del tutto nuovi. In questo secondo caso, come sostiene la Fondazione e come è emerso da molti interventi, la via da percorrere è quella di considerare il turismo come un’esperienza a tutto tondo che metta insieme natura, cultura e manifattura. Questo permette di offrire al visitatore un’esperienza ricca e variegata. Il turismo come esperienza può diventare una peculiarità della nostra proposta, perché questa ricchezza (cibo, prodotti, cultura e paesaggi) è un carattere assoluto e distintivo del nostro panorama.

Dati recenti dicono che il 35% dei turisti viene nel nostro paese per “comperare” e non è un delitto se si riesce ad integrare questa domanda con le nostre manifatture di eccellenza o il nostro artigianato di qualità. Spesso è solo la richiesta di curiosare nel mito visitando il museo Ferrari o un corso di norcineria in Toscana, ma è una richiesta importante che educa al gusto e allo stile del nostro Paese e prelude a nuove visite o a nuove spese. È un’offerta che bisogna organizzare e governare sul mercato interno e internazionale e ha lo stesso valore potenziale di offerte più tradizionali come le vie del vino o i laboratori di restauro dei musei.

Che la Galleria di Milano sia lo shopping mall più bello del mondo è fuori discussione, ma bisogna metterlo in evidenza. La breccia che la cultura materiale comincia a fare nella pianificazione della nostra offerta è il risultato di Expo e dello sforzo di tante associazioni che hanno lavorato per questo obiettivo.

Una buona occasione è lancio della “Giornata del Design Italiano nel Mondo”, il 2 marzo. Il design italiano sarà in mostra in cento città del mondo per far conoscere la straordinaria qualità della manifattura del nostro paese. È una prima edizione ma è una parte del posizionamento “turistico” del nostro paese. Un paese che, passo dopo passo, comincia a svegliarsi e a rendersi conto che i viaggiatori internazionali sono destinati a raddoppiare (da 1.1 a 2 miliardi) da qui al 2030 e che la nostra sopravvivenza come economia industriale dipende da che quota riusciamo ad intercettare di questo enorme flusso.

 

Di seguito un estratto della ricerca “Viaggio in Italia” realizzata dalla Fondazione Italia Patria della Bellezza con Gfk Eurisko Italia nel 2015.

Giovanni Lanzone

About Giovanni Lanzone

Giornalista professionista e sociologo. È tra i fondatori della Fondazione Italia Patria della Bellezza, orientato a rafforzarne particolarmente il ruolo economico e sociale finalizzato alla crescita del nostro Paese.